ATTIVITA'

Progetti

Libellule nel cuore

Un aiuto concreto e professionale ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie che hanno vissuto la perdita di una persona cara.

Aiutare e sostenere chi sta vivendo un’esperienza così complessa come quella del lutto, rivolgendosi in particolare a bambini, adolescenti e famiglie.
Alcune persone attraversano naturalmente il lutto per poi ritornare alla normalità, altre invece vivono questa esperienza come una faticosa lotta a cui non riescono a dare un significato.
Se ti ritrovi in quest’ultimo gruppo di persone Libellule nel cuore ti propone uno spazio di ascolto per condividere il tuo dolore, i bisogni e le domande insieme al nostro gruppo di professionisti e volontari qualificati che, in un clima accogliente, ti faranno scoprire nuove prospettive per il futuro.
Ti offriamo la possibilità di intraprendere insieme ai tuoi cari o singolarmente un percorso di elaborazione del lutto, che potrà essere costituito da incontri di gruppo o individuali di counseling, terapeutici ove necessario, momenti ludici e di socializzazione.

PROGETTO IN CORSO

Borsa di studio Maurizio Fragiacomo

Premio al miglior cortometraggio sul tema del lutto e della perdita nelle famiglie con bambini e adolescenti.

La Fondazione Maurizio Fragiacomo, in collaborazione con Accademia09, ha istituito un concorso per la produzione di cortometraggi e video con l’obiettivo di promuovere il progetto Libellule nel cuore. Il concorso avrà la finalità di sensibilizzare il pubblico, con un linguaggio artistico e rassicurante, sul tema del lutto nelle famiglie con bambini e adolescenti.
Accademia09 si occuperà di realizzare dodici cortometraggi, dalla scrittura alla post produzione, a cura degli allievi sceneggiatori e registi del secondo anno accademico. Verranno inoltre prodotti tre cortometraggi d’autore sullo stesso tema, scritti e diretti da tre registi professionisti e interpretati dagli allievi del terzo e quarto anno dell’accademia.
L’evento finale prevede una giornata dedicata alla proiezione dei cortometraggi. In serata una giuria nominata di esperti decreterà il vincitore cui verrà assegnata la Borsa di Studio Maurizio Fragiacomo che consiste in un anno di Corso Accademico di Sceneggiatura, Regia e Filmmaking presso Accademia09.

PROGETTO IN CORSO

S.C.E.N.A.

Percorso di musicoterapia e danzaterapia “S.C.E.N.A. - Strumenti di Creative Expression Nell’Adolescenza e nell’infanzia”.

Ente beneficiario: Associazione di volontariato Arte in ascolto.

Il percorso è costituito da quattro laboratori in discipline afferenti alle terapie espressive, e si svolge presso gli spazi gestiti a Trezzano sul Naviglio e Cesano Boscone dalla Cooperativa sociale Ripari onlus, con minori in situazioni varie di difficoltà e disagio.
Che possibilità offrono le terapie espressive? Scoprire l’universo del suono e della musica attraverso strumenti musicali, la voce, l’ascolto. Produrre canzoni e video musicali professionali, per dare voce alle proprie storie e alla propria poetica. Esprimersi con la gestualità, il movimento e la danza per guardarsi ora dentro, ora allo specchio, ora intorno a sé. Liberare e creare energia attraverso la ritmica ed il corpo. Si tratta di modalità di esperienza e stimoli particolarmente idonei ad incontrare bisogni e tendenze caratteristici di bambini e adolescenti, ed in particolare di coloro tra essi che vivono momenti difficili legati alla propria esperienza di crescita o di avanzamento nel mondo e nella vita. Per esplorare, condividere, crescere… Il tutto in una dimensione di gioco e prima di tutto focalizzata sulla tutela del benessere dei giovani partecipanti.
Si tratta di offrire a bambini e adolescenti strumenti di interazione in grado di oltrepassare la sfera del logos, per sviluppare un’interazione comunicativa positiva, costruttiva e utile, nella cornice, finalmente rassicurante e confortevole per loro, dei canali non verbali, della sensorialità e del simbolico.
Il progetto si concluderà con un convegno finale, con una mostra fotografica e con delle dimostrazioni concrete dei percorsi artistici condivisi e realizzati.

Logo Arte in Ascolto

PROGETTO IN CORSO

Filosofare con i bambini

Un laboratorio triennale per insegnare ai bambini ad articolare le proprie idee, imparare ad ascoltarsi e riconoscere concezioni diverse dalla propria.

Ente beneficiario: Università Cattolica del Sacro Cuore
a cura di Paola Anna Maria Muller
Professore associato di Storia della Filosofia Medievale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

La sede del progetto è la Scuola Primaria L.M. Radice di Milano, definita spesso dai giornali “scuola ghetto” , la
cui prevalenza dei bambini proviene da famiglie straniere. Si è individuata questa scuola per i problemi sociali che vive quotidianamente. Scopo del progetto è quello di allargare l’orizzonte delle esperienze scolastiche offrendo ai bambini un’occasione di conoscenza di sé e degli altri attraverso la riflessione sul linguaggio condotta con approccio filosofico.
L’uso della ragione volto al rispetto di sé e dell’altro può essere un valido strumento per promuovere l’integrazione e aumentare il benessere scolastico e generale dei bambini, delle loro famiglie e degli insegnanti.
Filosofare è infatti un mezzo per stimolare dialogo, linguaggio e comunicazione; per spronare pensiero e riflessione; per sviluppare il pensiero critico; per educare alla democrazia e al rispetto di sé e degli altri.
Il curriculum filosofico proposto ai bambini in ambito scolastico non è l’insegnamento teorico del sapere filosofico né la proposta di una storia della filosofia semplificata; è piuttosto un articolare in comune le proprie idee; un imparare ad ascoltarsi l’un l’altro e riconoscere concezioni diverse dalla propria. In altre parole: è un filosofare messo in pratica come capacità di analizzare e utilizzare concetti, argomenti e deduzioni, che mira a fare proprio un atteggiamento aperto.

PROGETTO IN CORSO

Giovani lissanti

Un gruppo di adolescenti impara un linguaggio visivo-gestuale per comunicare in un modo alternativo.

Ente beneficiario: AMALO Arcenciel

Il progetto è finalizzato all’apprendimento di un nuovo metodo di comunicazione alternativo, e innovativo per i giovani, trasformando la LIS (La Lingua dei segni italiana) da linguaggio utilizzato solo da persone sorde a metodo di comunicazione comune a tutti, contribuendo ad avvicinarli a diversi contesti, rafforzando quel senso di solidarietà già presente in ognuno di loro.
Attraverso il sostegno della Fondazione Maurizio Fragiacomo, si realizzerà un percorso di 16 mesi rivolto ad un gruppo di ragazzi dai 14 ai 17 anni di Milano, in cui è previsto l’insegnamento delle basi della Lingua dei Segni. L’adolescente, in questa fase di passaggio, conosce la crisi di identità; in lui si riscontrano alternanze emotive, loquacità e solitudine, non si sente capito dagli altri e spesso rinuncia a capire se stesso. È proprio in questo momento delicato che si vuole promuovere un’attività di inclusione sociale e comunitaria dei giovani perché “prevenire è meglio che curare”.
Il progetto si focalizza sull’utilizzo di una comunicazione non verbale alternativa, sviluppando un effetto positivo sulla padronanza del proprio schema corporeo, sulla concentrazione e il potenziamento della memoria, la crescita delle competenze relazionali, cognitive e comportamentali – non soltanto di persone affette da patologie sensoriali – accrescendo percezione e capacità di discriminazione e adattamento a contesti diversi.
I vantaggi educativi che derivano dal bilinguismo permettono una maggiore integrazione sociale, in quanto questa lingua è uno strumento che amplifica le possibilità di condivisione delle proprie esperienze con i compagni in un rapporto paritario, senza contare che un cervello bilingue facilita l’apprendimento di idiomi stranieri.
Il pensiero di AMALO è che per l’adolescente sia indispensabile vivere delle esperienze pratiche, perché solo attraverso l’esperienza diretta potrà apprezzare il mondo nelle sue molteplici sfaccettature e diversità. Pertanto al termine del percorso, il gruppo dei “Giovani Lissanti” effettuerà una visita guidata all’interno di Villa Necchi Campiglio – villa storica tutelata dal FAI – insieme ad un gruppo di persone con disabilità sensoriale, favorendo l’avvicinarsi dei giovani all’arte non più subendola ma da protagonisti e favorendo lo sviluppo di quella sensibilità tale da accorgersi che la differenza non è ostacolo ma arricchimento, soprattutto in un contesto storico in cui le differenze tendono a dividere quando invece sono un aiuto all’unione.

Giovani lissanti

PROGETTO IN CORSO

Gioco senza frontiere

Laboratorio teatrale per ragazzi di provenienza multietnica.

A cura di Claudio Batta (attore)

L’attività teatrale è un efficace mezzo di educazione perché contempla l’individuo nella sua interezza e complessità, coinvolgendo la sua profonda umanità, la sua coscienza dei valori, la sua più immediata e spontanea socialità; questi aspetti sono ancora più evidenti durante l’adolescenza.
Infatti l’esperienza teatrale ha la capacità di coinvolgere l’intera personalità del soggetto dal punto di vista psicofisico e di apertura alla relazione con gli altri e, allo stesso tempo, la rappresentazione teatrale mette in gioco con grande intensità le qualità e le risorse di ogni individuo. L’attività teatrale può quindi rappresentare una risorsa per la progettualità educativa.
Le finalità dell’educazione e dell’esperienza teatrale possono infatti avere delle affinità: «il teatro e l’educazione sono due realtà che possiedono finalità comuni: da un lato la pedagogia pone al centro il soggetto permettendogli di esprimersi, dall’altro il teatro persegue lo stesso obiettivo attraverso attività che stimolino lo sviluppo della creatività e la comunicazione». (cfr. Gaetano Oliva, Le arti espressive come pedagogia della creatività, in “Scienze e Ricerche”, n. 5, marzo 2015). La specificità del teatro è pertanto tutta centrata sull’asse creativo e comunicazionale all’interno del quale la prassi della rappresentazione ha tecniche specifiche.
Si può quindi considerare la “Educazione alla Teatralità” come una vera e propria strategia educativa, di supporto a quella comunitaria, che non vuole trasmettere un sapere ma portare il soggetto a crescere e formarsi attraverso l’esperienza e la scoperta, acquisendo una maggiore conoscenza di se stesso, delle proprie possibilità e limiti, al fine di esprimersi e comunicare.
Un altro obiettivo di questo progetto è infine legato all’integrazione di culture diverse, prevedendo il coinvolgimento sia di alcuni ragazzi e ragazze stranieri, delle nostre comunità educative, sia di alcuni coetanei italiani (peer education).

PROGETTO IN CORSO

MUDEM - Museo dell'Empatia

Una raccolta di storie vere, messe a disposizione di chiunque voglia leggerle.

Dalla sua lunga esperienza umana e professionale a fianco di persone sordo-cieche e con disabilità sensoriali, Cristina Alippi, educatrice e fondatrice di un’associazione che si occupa di diffondere l’auto mutuo aiuto, dà vita a un progetto multimediale che sottolinea l’urgenza di sviluppare l’empatia.
Attraverso la conoscenza di storie personali, come testimonianza di vissuti significativi, si incontra l’esistenza dell’altro come altro nella sua unicità e diversità.
L’obiettivo dei racconti pubblicati è quello di coinvolgere i lettori con la mente, lo spirito e il cuore. Le narrazioni scendono in profondità e si annidano inconsapevolmente nella loro coscienza, mescolandosi ad altre storie ed esperienze.

“Noi siamo le nostre storie. Siamo il prodotto di tutte le storie che abbiamo ascoltato e vissuto, e delle tante che non abbiamo sentito mai. Le storie hanno modellato la visione di noi stessi, del mondo e del posto che in esso occupiamo”.
Daniel Taylor

PROGETTO IN CORSO

Vorrei dirti ciao

Un supporto pratico e professionale all’elaborazione del lutto in ambito scolastico.

Il progetto di ricerca, a carattere sperimentale per la definizione di un proprio approccio metodologico, ha supportato due insegnanti e i bambini della loro classe di prima elementare, in seguito alla morte di un compagno per una malattia.
Non ci sono molti studi che consentono di comprendere quale sia l’impatto che la perdita di un compagno di scuola o un amico produca durante l’infanzia, ma possiamo osservare come questi eventi drammatici generino nei bambini confusione e tristezza, compromettendo il loro senso di sicurezza e di controllo, oltre ad amplificare o far emergere, in alcuni casi, paure personali relative alla morte propria o dei propri cari (Balk & Corr, 2010).
Le diverse fasi del progetto hanno attuato: un supporto alle maestre, la preparazione dell’intervento in classe, la presentazione del progetto ai genitori dei bambini coinvolti e la delibera della loro approvazione, infine la conduzione dell’intervento in classe con il metodo del disegno, stimolato dai ricordi o dai sogni.
Il primo obiettivo del progetto “Vorrei dirti ciao” è stato quello di facilitare, dopo l’evento della morte del compagno/allievo, l’elaborazione del lutto per i bambini e le insegnanti, rispettando il tempo giusto e necessario per l’adattamento alla perdita. Si è così permesso loro di sviluppare una rappresentazione concreta (mediante il disegno) e personale dell’esperienza vissuta, prevenendo lo sviluppo di credenze disfunzionali e la generalizzazione del senso di insicurezza e pericolo (Onofri et al., 2015).

Vela Rara

Un gruppo di ragazzi affetti da malattie rare impara a “veleggiare”

Ente beneficiario: Lega Navale Italiana Delegazione “Roma Tor Vergata”.

L’obiettivo del progetto “Vela Rara” è quello di utilizzare la pratica della navigazione in barca a vela come strumento di riabilitazione e rieducazione di soggetti con difficoltà cognitive, psichiatriche e sociali, come attività di recovery.
Il gruppo su cui si è lavorato è composto da 7 ragazzi di età compresa tra i 22 e i 24 anni, affetti da due diverse tipologie di malattia rara: la microdelazione del cromosoma 22 e la sclerosi tuberosa.
Il veleggiare offre molti spunti per stimolare le funzioni cognitive deboli, prima di tutte il linguaggio, poiché la vela richiede innanzitutto un ampliamento del vocabolario. I ragazzi sono stati esposti ai principali elementi teorici e pratici della navigazione a vela e hanno dovuto apprendere un linguaggio nuovo.
Durante le uscite in mare il gruppo ha affrontato con cooperazione le difficoltà e, a rotazione, ognuno ha sperimentato diversi ruoli alle manovre per la conduzione dell’imbarcazione.
In barca a vela si lavora con l’equipaggio e si migliorano dunque le abilità sociali; così, imparando a relazionarsi in gruppo, apprendendo a navigare, si lavora sul senso di autostima arrivando a costruire un’immagine di sé competente, efficace, capace di affrontare gli eventi avversi della vita, così come in barca si affrontano imprevisti legati al meteo, ai venti, al mare.
Sono stati intrapresi singoli percorsi di recupero e potenziamento dell’autostima, così come preventivamente predisposto, tramite attività specifiche di recovery.
Obiettivo più ampio è stato raggiunto presentando questo modello all’interno di un ente pubblico come la Lega Navale Italiana e con l’intervento del Centro Nazionale Malattie Rare a garanzia dei soggetti coinvolti dando modo di creare un esempio di intervento a favore della disabilità esportabile sul territorio nazionale.

PROGETTO CONCLUSO